Questa settimana si svolgono le elezioni per il Board di Openstack. Par-Tec, come system integrator, segue e promuove Openstack da tempo (qui i materiali dell’ultimo workshop in italiano) e crede molto nella sua dimensione comunitaria. Per l’occasione intervistiamo Giuseppe “Gippa” Paternò, uno dei più apprezzati informatici italiani. Già Red Hat e Canonical, è oggi candidato all’Openstack Board.

Giuseppe, perché ti candidi? Hai due società da amministrare e passi più tempo in aereo che a casa. Proprio non vuoi riposarti?

Mi sono candidato alle nomination un pò per una sfida che mi hanno lanciato sia clienti che amici che lavorano nell’engineering di OpenStack. Ma più andavo avanti, più mi sono reso conto che la mia candidatura aveva un senso.

Se osservate bene la lista dei candidati, sia indipendenti che nominati dai gold/platinum member, fanno tutti parte di vendor. Ci sono solo due outsider, ma sono di due grandi hosting company mondiali.

Nella fondazione manca una figura di riferimento che rappresenti i service provider, le aziende e i system integrator, che poi sono quelli che realmente ogni giorno si confrontano con OpenStack.

Dalla tua prospettiva di system integrator, come immagini Openstack alla fine del mandato?

Accennavo prima che il board della fondazione OpenStack è principalmente composto dai vendor stessi. Fino ad adesso hanno fatto un ottimo lavoro, ma è indubbio che fanno i propri interessi, ad esempio introducendo nuove feature all’interno di OpenStack per aumentare il potenziale parco clienti.

Vorrei una fondazione più focalizzata sulle esigenze del mercato e meno sbilanciata verso quei vendor che devono vendere a tutti i costi per rispondere alle esigenze delle borse o investitori.

Vorrei che ci fosse in OpenStack la stessa evoluzione di Linux, cercando di evitare alcuni errori, ma soprattutto ricalcandone i pregi. Linux per essere tale ci ha messo anni di evoluzione per raggiungere una stabilità del cuore dei pacchetti. Vorrei vedere lo stesso percorso evolutivo, anche se un pò meno tempo, con un core stabile, efficiente e compatto.

Vorrei un concetto di “stable release” così come succede in Ubuntu LTS, o se vuoi Fedora vs. RHEL/CentOS. Le release di OpenStack ora cominciano ad essere troppe, i clienti non possono aggiornare una infrastruttura così critica ogni sei mesi. Attualmente passare da una release ad una non immediatamente successiva è un bel grattacapo e i system integrator hanno i loro problemi con le integrazioni. Le aziende vogliono stabilità a lungo termine, specialmente sulle componenti principali.

Sei uno dei più quotati deployer indipendenti di Openstack, quale valore aggiunto porterai al board?

Sicuramente l’esperienza sul campo. Ricalcando il modello Linux vorrei portare l’esperienza dal basso invece che dall’alto, ed evitare un approccio top-down (questo è il prodotto, se ti piace è così altrimenti niente).

Vorrei essere il “braccio armato” del board. È importante secondo me avere un “orecchio teso” verso il quotidiano, per capire eventuali errori nella strategia e correggerli prima che sia troppo tardi. Una strategia sbagliata può portare all’abbandono da parte dei clienti del progetto.

È per questo che da una parte intendo rappresentare i fruitori della tecnologia, ma dall’altro aiutare la fondazione a scegliere la “strada giusta” per il futuro.

In tutte le organizzazioni è importante fare squadra con gli altri eletti, gestire i conflitti, trovare soluzioni convergenti. Come lavorerai con loro per portare avanti la Openstack Foundation?

La mia fortuna è conoscere molti degli esponenti del board e relativi datori di lavoro da tanto tempo, quindi non mi sarà difficile gestire le relazioni con loro. Sicuramente i meeting periodici ufficiali saranno un’ottima occasione per fornire proposte concrete basate sul feedback che viene dalla mia esperienza “sul campo” a contatto con CEO e CIO d’Europa.

Per portare avanti la foundation mi aspetteranno tante conference call, pazienza e …. un bel numero di miglia in più in aereo :)

Giuseppe Paternò
BIOGRAFIA
Giuseppe Paternò è considerato da HP tra i migliori 30 consulenti al mondo ed è citato da Forrester Reserch nel suo whitepaper “OpenStack is Ready, Are You?”. Amministratore delegato di due aziende, la GARL e la Alchemy Solutions, è tra i candidati al consiglio di amministrazione della fondazione OpenStack e tra i maggiori influencer del settore. Collabora con i più grandi brand mondiali come HP, RedHat, SuSE e RackSpace e i suoi clienti sono tra i più importanti dei settori telefonico e finanziario.