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Giovedì, 13 Maggio 2010 00:00

Linux in azienda, quando il “servizio” fa la differenza

I sistemi open source nelle grandi aziende sono ancora poco diffusi, tuttavia rappresentano una realtà in enorme crescita e diventano sempre più interessanti per gli IT manager che vogliono liberarsi dal cosiddetto “lockin” dei vendor di soluzioni proprietarie. Linux e i suoi “fratelli” sono un’entità piccola, una nicchia, ma godono di un credito via via crescente.

E trovano ragion d’essere e di operare anche là dove le applicazioni a livello desktop e server girano in ambiente Windows. Ma se la crescente diffusione di software open source in ambito enterprise, dove le esigenze di elaborazione e gestione dati sono realmente “mission critical”, è spesso frutto dello spirito innovativo e competente di tecnici lungimiranti, la scelta di una distribuzione piuttosto che un’altra e soprattutto le modalità con le quali la soluzione viene implementata e assistita diventano decisioni strategiche. Perché strettamente legate alla vita presente e futura dell’infrastruttura IT e ai processi di sviluppo del business.

Agli occhi di un esperto di informatica, l’idea di installare Linux sulle macchine aziendali non può (e non deve) creare allarmismi ingiustificati: al di là dell’utilizzo finale delle soluzioni open source – in totale alternativa o a complemento di quelle già esistenti – mettere in conto una verifica delle funzionalità di qualsiasi distribuzione Linux non è una missione impossibile. Il difficile semmai viene subito dopo, nel rispondere a domande come queste: qual è la distribuzione migliore per il sistema informativo aziendale? Come si tutela l’integrità dei dati critici? Come poter contare su un supporto tecnico adeguato e continuativo nel tempo? Come rendere l’implementazione di software open source funzionale e produttiva per i processi core dell’azienda? Stando al manuale del buon tecnico, ogni distribuzione Linux ha un suo specifico punto di forza e una sua specifica utenza: si va, infatti, da quelle estremamente “light” (gratuite) per chi vuol testare in proprio i benefici dell’open source a quelle (a pagamento) che devono rendere più efficiente il lavoro di server e data center. Ed è su questo ultimo fronte che i fornitori di soluzione ”free” possono provare a fare la differenza, ad offrire reale valore aggiunto sotto il profilo del servizio, a garantire in altre parole efficienza e sicurezza delle applicazioni e dei sistemi che sorreggono i processi di business.

Quando open source diventa sinonimo di soluzione per il business.

Prendiamo per esempio le soluzioni targate Red Hat e JBoss, che sul mercato raggiungono imprese grandi e piccole attraverso il lavoro di partner, distributori e system integrator. Dove sta il vantaggio, per un’impresa utente, nell’approcciare il verbo dell’open source affidandosi a interlocutori terzi, a realtà che metteranno le mani nel sistema informativo aziendale per renderlo più funzionale agli obiettivi di crescita? La risposta è stratificata su vari livelli, che partono dalla conoscenza del mercato locale per arrivare alla possibilità di far leva su risorse sinergiche (commerciali, tecniche e consulenziali) altrimenti non disponibili. Il concetto alla base di un progetto di adozione di Linux in azienda, in estrema sintesi, è il seguente: o si fa da soli, correndo il rischio di avventurarsi in un percorso troppo complesso per essere gestito con le spesso sottodimensionate forze tecniche a disposizione (in molti casi dedite alla risoluzione dei problemi e al mantenimento dei sistemi IT esistenti), oppure si bussa alla porta di quelle aziende che fanno dell’implementazione dell’open source il loro mestiere. E se fra queste si va a scegliere quelle che a catalogo offrono una piattaforma come Red Hat Enterprise Linux (la distribuzione Gnu/ Linux più conosciuta ed usata nel mondo), il rischio di vedere il proprio motore informatico incepparsi si riduce notevolmente, senza per questo zavorrare il bilancio della propria società di spese troppo onerose. Chi della materia è esperto sa, infatti, che le licenze Gpl (General Public License) di questi sistemi sono nell’ordine delle migliaia di euro e non delle decine di migliaia e sanno soprattutto che alle voci sicurezza, scalabilità e stabilità dell’infrastruttura, capacità elaborative e dei sottosistemi di storage dei dati le doti di una distro (così come chiamata in gergo tecnico) come Red Hat Enterprise Linux versione 5.2 possono soddisfare i requisiti di molti ambienti server multiprocessore. E le ragioni su cui fondare questa affermazione sono diverse: alla sicurezza di questa soluzione lavorano in modo continuativo centinaia e centinaia di sviluppatori che lavorano per Red Hat, gli stessi che mettono a disposizione di aziende di qualsiasi settore le applicazioni – da quelle di produttività personale come OpenOffice o Firefox a quelle di gestione aziendale - che sfruttano al meglio il kernel open source di questa distro.

Nella licenza bisogna investire, per valorizzarla

A cosa va incontro, quindi, un responsabile IT nel momento in cui decide di sposare la causa Linux e di fare tale passo scegliendo una distribuzione come Red Hat? La perfezione non è di questo mondo e quindi la certezza di non incontrare difficoltà o problemi tecnici strada facendo non è garantita (ma questo succede anche con i software non open source e più sono complessi e più il rischio aumenta). Affidarsi però a un system integrator capace di assicurare la cosiddetta continuità di servizio è già un primo passo, cui deve far seguito quello di investire nel rinnovo delle licenze d’uso del software per mantenere nel tempo le proprie infrastrutture allineate agli standard di sicurezza e agli ultimi aggiornamenti tecnologici. Facendo un esempio concreto, nel sottoscrivere e rinnovare alla scadenza un abbonamento annuale ai prodotti di Red Hat un’azienda si impegna a dare continuità all’evoluzione delle proprie risorse IT contando su soluzioni e relativi componenti hardware e software certificati e sul fatto di accedere ai nuovi rilasci senza alcun costo aggiuntivo, che si sommano all’ampia disponibilità di servizi di assistenza e manutenzione. Investire per evolvere, dunque, una filosofia che ben si sposa con il credo innovativo che anima da sempre il movimento open source.

Quando affidabilità fa rima con scalabilità. La piattaforma di Babel

Una delle prerogative di Linux e delle soluzioni basate su software “aperto” è quella di poter offrire funzionalità di buon livello con investimenti nettamente inferiori a quelli richiesti per le suite convenzionali. E rendere quindi possibili implementazioni ad elevato valore aggiunto all’insegna di costi operativi ridotti. Il caso della piattaforma Mailware di Babel, realizzata su tecnologia Red Hat Enterprise Linux ed adottata da Telecom Italia per la creazione e l’offerta di servizi avanzati di comunicazione, è un valido esempio della valenza di una soluzione open source portata in azienda da un System Integrator specializzato nella realizzazione di progetti ad elevato contenuto tecnologico. Al di là delle capacità garantite dalla soluzione stessa (sviluppo ed implementazione in tempi limitati di servizi di groupware, push e-mail in mobilità, fax server, VoIP, videoconferenza e instant messaging), il valore aggiunto si può misurare nella sua estrema flessibilità, interoperabilità e scalabilità. Qualità per cui la soluzione si fa garante proprio per la sua natura open source, per il fatto cioè di essere aperta e interamente basata su standard tecnologici di riferimento e quindi in grado di crescere sotto l’aspetto prestazionale con la semplice aggiunta di risorse aggiuntive e senza modifiche strutturali. E dosare le risorse con modularità per rispondere alle mutevoli esigenze del mercato, facendo leva su componenti tecnologiche innovative, può anche essere sinonimo di riduzione dell’incidenza dei canoni annuali destinati al pagamento delle licenze dei software tradizionali. Ad affermarlo non sono gli stereotipati slogan del marketing bensì coloro che le soluzioni open source le hanno adottate, cavalcando la sfida strategica della scelta di una distribuzione “business oriented” e investendo sulle competenze di chi queste soluzioni le implementa in azienda.

Riccardo Fiano

Con il ruolo di Direttore Business Development ha coordinato le attività di Marketing, Sales e PreSales e supportato l'azienda nello sviluppo del business, la promozione del brand, l'apertura e lo sviluppo di nuovi mercati, la definizione e lo sviluppo dell'offering. Attualmente coordina le attività Sales & Account dell'unità operativa di Roma.